Migali – “Tarantole”

Questa scheda allevamento ragni nasce per dare quante più informazioni possibili ai neofiti che si avvicinano o comprano un ragno all’interno delle fiere rettili ESOTIKA PET SHOW.

MIGALI “TARANTOLE”
“Ricordiamoci che tutte le specie allevabili sono velenose anche se non mortali per l’uomo.”

Tassonomia
*Classe Arachnida
*Ordine Araneae
*Famiglia Theraphosoidea
*Sottofamiglie
Acanthopelminae, Aviculariinae, Eumenophorinae, Harpactirinae, Ischnocolinae, Ornithoctoninae, Poecilotheriinae, Schismatothelinae, Selenocosmiinae, Selenogyrinae, Stromatopelminae, Theraphosinae, Thrigmopoeinae

Distribuzione
La distribuzione delle migali è molto vasta: abitano le fasce tropicali e sub tropicali del pianeta sino a spingersi nelle savane del Sud Africa, nel nord della Cina e in Australia.
Vi sono anche due specie nell’area temperata del Mediterraneo: Chaetopelma olivaceum in Grecia, Turchia e Nord Africa, e Ischnocolus valentinus in Spagna e Sicilia; quest’ultimo in particolare è fra i rappresentanti più piccoli dei Theraphosidae (2 cm di corpo nelle femmine). Altre migali di piccole dimensioni si trovano sia in Costa Rica (Sericopelma) che in Venezuela (Cyriocosmus), dove abitano anche le specie più grandi come Theraphosa apophysis e T. blondi che sfiorano i 30 cm di apertura zampe.
Sebbene la quasi totalità delle migali abiti ambienti caldi o molto caldi, si conoscono anche due specie note per essersi adattate a temperature insolitamente basse (19°/22°): Peocilotheria subfusca che abita le montagne dello Sri Lanka, e Megaphobema mesomelas originaria della zona di Monteverde del Costa Rica.

-Descrizione
Nonostante le loro dimensioni spesso considerevoli, ben poche migali possono essere considerate pericolose per l’uomo. In generale possiedono un veleno piuttosto blando.

Non tutte le tarantole sono di grosse dimensioni, in base alla specie la lunghezza del corpo può variare dai 2,5–10 cm con 8–30 cm di legspan (lunghezza considerando comprese le zampe). Le più grosse appartengono al genere Theraphosa: Theraphosa blondi e Theraphosa apophysis, originarie del Venezuela, possono superare anche i 100 grammi di peso ed i 33 cm di lunghezza.

In genere le femmine sono di corporatura più robusta (soprattutto l’addome), di dimensioni maggiori ed hanno anche una maggiore longevità (anche oltre i 20 anni[2]).

La maggior parte delle tarantole è di colore scuro (marrone o nero), comunque qualche specie è caratterizzata da colorazioni più vivaci come il blu cobalto dell’Haplopelma lividum, i colori metallizzati dell’Avicularia versicolor oppure i colori zebrati della Brachypelma smithi e dell’Acanthoscurria geniculata.

Anatomia
Il corpo delle tarantole si può suddividere in due sezioni principali: la parte anteriore prosoma (anche chiamato cefalotorace) e l’addome chiamato opistosoma.
La superficie del prosoma viene definita carapace, al centro del quale si trova la fossa foveale, piccola depressione dove congiungono i vari muscoli. Nella parte frontale trovano posto gli otto occhi disposti in due file.
Nell’addome trovano posto l’ano e gli opercoli branchiali, ovvero la parte esterna dei quattro polmoni a libro.
Di fronte agli occhi partono due appendici chiamate cheliceri terminanti con gli aculei veleniferi; questi oltre ad essere utilizzati per immobilizzare le prede vengono anche usati per scavare o spostare piccoli oggetti.

All’esterno dei cheliceri si trovano i pedipalpi, appendici dall’aspetto quasi identico alle zampe, ma con un segmento in meno. I pedipalpi vengono usati durante l’alimentazione e come strumenti tattili; nei maschi essi acquistano anche la funzione di organi sessuali secondari.
Dopo i pedipalpi ci sono quattro paia di zampe, suddivise in sette segmenti: coxa, trocantere, femore, patella, tibia (con sperone tibiale nei maschi di molte specie), metatarso e tarso.
Le uniche appendici non collegate al prosoma sono le filiere (o spinner) che sono dislocate nella parte conclusiva dell’ophistosoma.

Peli
Oltre ai normali peli sul corpo alcune tarantole di origine americana hanno anche dei peli urticanti, che possono utilizzare come difesa in caso non riescano a fuggire dal pericolo. Oltre ad essere lanciati contro possibili aggressori, i peli urticanti vengono usati per marcare il territorio oppure, messi ai bordi della tana, aiutano a scoraggiare eventuali predatori, specie durante la muta.
In base al tipo di nemico i peli possono dimostrarsi mortali oppure un semplice deterrente. Nelle persone gli effetti si limitano ad un prurito nella zona colpita, ma maggiori problemi si hanno nel caso in cui vengano a contatto con gli occhi, vengano inalati oppure vi sia un’allergia a questi. Risultano invece ben più pericolosi per i piccoli predatori che infastidiscono il ragno.
Alcune specie, come Pelinobius muticus, posseggono peli stridulanti che, se strofinati, gli permettono di creare un forte rumore in modo da scoraggiare eventuali assalitori.

 

Per stili di vita, i Theraphosidae si inquadrano solitamente in tre categorie: migali terricole, fossorie e arboricole.

-Allevamento e Stabulazione
I ragni, e in particolar modo le migali, devono essere allevati in teche che permettano di ricreare le condizioni climatiche ambientali tipiche della specie e del suo areale di provenienza e, allo stesso tempo, consentano di vedere e osservare l’esemplare senza disturbarlo.
Generalmente varrà la regola per cui un terrario dovrà ospitare soltanto un ragno, essendo questi solitamente poco tolleranti alla presenza di conspecifici.
Come dimensioni della teca ci si deve regolare in base alla grandezza della specie e in funzione dello stadio di accrescimento dell’esemplare. Occorre evitare che il contenitore sia troppo grande e dispersivo per il ragno allevato, essendo questi animali che in genere non si spostano molto dalla loro tana. Un terrario troppo grande comporterebbe una difficoltosa gestione dell’esemplare, dei pasti e della pulizia. Per una migale grosse dimensioni e adulta sarà necessario utilizzare un terrario con la base almeno di 30×30 cm. Per migali di medie dimensioni invece, anche un terrario di base 20×20 cm può essere sufficiente.

Migali terricole:
Una migale si definisce terricola se passa gran parte del suo tempo a livello del terreno, sfruttando ripari occasionali o realizzando una tana con poche modifiche del terreno. Una migale terricola avrà in genere una struttura corporea robusta, pesante, e scarsa attitudine a muoversi agilmente sulle superfici verticali. Per questo motivo sarà opportuno sviluppare il terrario in orizzontale preferendo teche basse riempite con molto substrato, scongiurando così eventuali ferite dovute a possibili cadute.
Come tana, potrà essere inserita nel terrario una corteccia di sughero disposta orizzontalmente

Migali arboricole:
Si definiscono arboricole le migali che prediligono la vita sopra il livello del terreno e che sfruttano solitamente pareti verticali come tronchi d’albero, larghe foglie della foresta pluviale e piante. Per questi animali sarà quindi opportuno sviluppare il terrario in verticale e disporre gli addobbi interni in modo tale che l’esemplare utilizzi un riparo perpendicolare al terreno e sfrutti appigli per tessere e sostare. Potrà essere inserita sul substrato, magari in un angolo della teca, una corteccia di sughero posta verticalmente.
Migali fossorie:
Per migali fossorie si intendono quelle specie che prediligono la vita sotto il livello del terreno, e che quindi trascorreranno l’intero ciclo vitale in cunicoli sotterranei salvo affacciarsi all’ingresso durante la caccia. Per questo motivo il terrario dovrà svilupparsi in verticale ed essere riempito per la maggior parte di substrato. Solo in questo modo la migale potrà scavarsi la tana e trovare gli spazi sotterranei necessari. Per migali fossorie di piccole dimensioni, un terrario con 8-10 cm di substrato sarà più che sufficiente. Migali di taglia superiore invece, avranno bisogno di almeno 25-30 cm di substrato.

*Temperatura
La decisione su come riscaldare un terrario per un ragno tropicale va presa considerando sia le esigenze climatiche della specie, sia dell’ambiente in cui verrà posizionata la teca. In genere è consigliabile posizionare un terrario in un ambiente che non subisca grandi sbalzi termici, in posizione defilata rispetto ai raggi diretti del sole e lontano da radiatori o caminetti. In genere potemmo regolarci con una temperatura media che può oscillare tra 24-28 °C, mantenuti stabili tramite tappetini o cavetti riscaldanti a bassa potenza e termostato. Sono da evitare lampade che seccherebbero velocemente l’aria, creando problemi ai nostri animali.
Il cavetto o il tappetino andrà posizionato sulla parete posteriore della teca, all’esterno, e mai sotto

*Umidità
Punto cruciale dell’allevamento di una migale è garantirgli il giusto tasso di umidità. La gran parte di questi ragni vive in zone tropicali o sub-tropicali dove l’umidità atmosferica e le piogge hanno un importantissimo impatto sul ciclo vitale. Inoltre, l’umidità del terreno e dell’aria risulta molto importante sia per l’idratazione dell’esemplare che per il corretto funzionamento dei polmoni a libro. L’umidità, fondamentale per la gran parte delle migali, comporta però un grave rischio: la proliferazione di batteri o muffe. Per contrastarli sarà necessario garantire sempre un ottimo ricircolo d’aria

– Alimentazione
Le migali, come tutti gli altri ragni, sono dei predatori: ciò significa che sono portate istintivamente a catturare, immobilizzare e nutrirsi di prede vive. In natura quindi si nutrono di tutto ciò che, di dimensione adeguata, riescono a catturare, siano essi insetti o più raramente qualche piccolo vertebrato come gechi e rane.

In linea generale per nutrire una migale sarà sufficiente offrirle degli insetti, di taglia adeguata, direttamente nella teca di allevamento. Se questa non sarà sovradimensionata potremo vedere facilmente il contatto tra preda e predatore. Nel caso in cui la teca sia grande, o se l’esemplare non è abituato a spostarsi molto dal suo rifugio, sarà preferibile liberare l’insetto nei dintorni del ragno, così che non rimanga troppo fuori dalla sua portata. Gli insetti da pasto si possono tranquillamente trovare in commercio nei negozi specializzati oppure, con maggiore scelta e qualità, nelle fiere terraristiche.
Le tempistiche di somministrazione del cibo dovranno essere valutate attentamente in funzione di molti parametri ma, alla base di tutto, occorre tener presente che questi animali possiedono un lentissimo metabolismo e, conseguentemente, una lenta crescita.
Non si dovranno mai fare parallelismi tra animali a sangue caldo e i Theraphosidae. Questi ultimi non avranno necessità di incamerare tanto nutrimento né avranno bisogno di mangiare tutti i giorni. Anzi, non è inusuale che esemplari adulti di grandi specie sudamericane possano digiunare per uno o due mesi senza soffrirne, risultando quindi molto resistenti alla carenza di cibo.
Occorrerà distinguere quindi tra le necessità di esemplari giovani e di piccola taglia, di esemplari ormai grandi ma ancora non adulti e infine di esemplari adulti o vecchi.
Per i primi, i pasti saranno maggiormente frequenti, indicativamente uno o due volte alla settimana. Per gli esemplari sub-adulti e giovani si potrà offrire una preda una volta ogni due settimane mentre per gli esemplari ormai adulti e avanti con l’età, si potrà arrivare a offrire un insetto ogni 3 settimane.

-Curiosità
– Il nome tarantola era usato nei dintorni di Taranto già dalla fine del ‘400 riferendosi alla Lycosa tarantula[1]. La credenza voleva che il morso di questo ragno provocasse una condizione patologica, detta tarantismo, caratterizzata da una situazione di malessere generale e una sintomatologia simile all’epilessia. Si riteneva fosse possibile neutralizzare gli effetti del veleno saltando e sudando copiosamente: da ciò nacque la credenza popolare che la danza potesse guarire dalla malattia. Il termine taranta è infatti anche usato come sinonimo di “pizzica”, la danza e il genere musicale generato e culturalmente connesso al tarantismo.
Quando i primi esploratori europei giunti nelle Americhe scoprirono i ragni giganti della futura famiglia Theraphosidae li chiamarono tarantole per via delle loro grosse dimensioni e della vaga somiglianza ai ragni del genere Lycosa.

VI RICORDIAMO CHE IN ALCUN MODO, POSSIAMO SOSTITUIRE L’OCCHIO ESPERTO E LA PROFESSIONALITA DI UN VETERINARIO SPECIALIZZATO IN ANIMALI ESOTICI.
PER OGNI EVENIENZA PERCIO, VI INVITIAMO A RIVOLGERVI AL VOSTRO VETERINARIO DI FIDUCIA ANCHE PER UN SEMPLICE CONSULTO CHE, RICORDIAMO, PUO SALVARE LA VITA DEL VOSTRO PICCOLO ANIMALE DA COMPAGNIA.

 


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